I servizi cartografici sono diventati negli ultimi anni un tema di particolare interesse sia per utenti generici che per utenti specializzati in quanto permettono di avere una rappresentazione territoriale immediata e intuitiva di determinati contesti e fenomeni, producendo in maniera automatica delle associazioni fra informazioni provenienti da ambiti diversi sfruttando la correlazione geografica che non necessita di complessi meccanismi associativi fra i vari oggetti. Per tale ragione diversi enti e aziende sia pubblici che privati hanno iniziato a rappresentare i loro dati sotto forma cartografica rendendoli spesso disponibili, con delle limitazioni, al pubblico.
Ad esempio l’ISTAT mette a disposizione di tutti gli utenti informazioni sulla popolazione (residenti, maschi, femmine, reddito procapite, etc) rappresentati sulla mappa con i confini amministrativi italiani, mentre l’ISPRA arricchisce tali dati (e mappe) con una serie di indicatori di vulnerabilità inerenti il territorio italiano quali rischio idraulico, rischio sismico, rischio frane per citarne alcuni. Un esempio di applicazione di queste tecnologie può essere quello di rappresentare insieme sulla stessa mappa le aree a rischio sismico e la posizione degli edifici di culto; su questa mappa risulta immediatamente evidente quali sono gli edifici posti in zone a rischio senza la necessità di andare ad analizzare ad uno ad uno i singoli edifici.
La CEI gestisce un patrimonio immobiliare molto vasto, basti pensare che sul territorio italiano, a fronte di ca. 8.000 comuni e ca. 4.500 caserme dei Carabinieri, ci sono più di 26.000 parrocchie. Nel territorio di pertinenza di ogni parrocchia ci sono uno o più edifici di culto, con la presenza complessiva di un numero che sfiora le 100.000 unità immobiliari.
Quindi per poter gestire efficacemente gli interventi di manutenzione sia ordinaria e programmata che straordinaria (per guasti, incidenti, emergenze) ma anche per organizzare al meglio le attività pastorali delle comunità residenti, la cartografia diventa uno strumento imprescindibile e di grande agevolazione. Grazie ai sistemi ed alle tecnologie GIS (Geographical Information Systems), è infatti possibile realizzare dei cruscotti di monitoraggio che permettono ai decisori diocesani, ma anche regionali e nazionali, di valutare rapidamente gli ambiti di intervento, evidenziando talora anche in automatico situazioni da attenzionare e permettendo così di intervenire efficacemente sulle problematiche.
Tuttavia, tali strumenti per essere davvero utili necessitano di banche dati autorevoli, non frammentarie e aggiornate, contenenti i dati geospaziali (oggetti georeferenziati) e gli attributi (metadati) ad essi associati.
I dati geospaziali possono essere suddivisi in due grandi filoni: punti che danno la posizione di un oggetto tramite un riferimento (punto) geolocalizzato sulla superficie terrestre con latitudine e longitudine (x, y); geometrie che sono aree che danno la forma di un oggetto attraverso i punti geolocalizzati che ne costituiscono il perimetro e i vettori che li collegano tra loro.
È in questa seconda tipologia che rientrano i confini territoriali di aree geografiche, sia amministrative che ecclesiastiche.

Per lo Stato le aree sono i confini della nazione, le 20 regioni, le province, i comuni, spingendosi fino alle zone censuarie, mentre
per il “mondo” ecclesiastico sono le aree di interesse sono le 16 Regioni ecclesiastiche, le Diocesi, le parrocchie. In entrambi i contesti, pubblico ed ecclesiale, le geometrie possono tracciare il perimetro di fabbricati e terreni. A tal scopo la CEI, ha creato un sistema GIS specializzato sulle tematiche cartografiche che comprende dati base e loro elaborazioni, cruscotti, applicazioni e servizi. I confini diocesani sono stati realizzati nell’ambito di un progetto in collaborazione con l’università di Bologna. La loro realizzazione ha richiesto un’impegnativa collaborazione delle diocesi, in particolare degli archivi diocesani, di esperti di geomatica e diverse analisi sul territorio. Il progetto, ad oggi concluso e passato alla fase di aggiornamento ordinario, come si può intuire è stato molto complesso da realizzare per via della difficoltà nel reperire informazioni storiche esatte ma il risultato ottenuto è stato davvero ottimale. I confini così prodotti sono in versione digitale, accessibile anche mediante servizi geospaziali standard (es. WMS, WFS, …), in formato vettoriale e corredati di metadati informativi di base, a disposizione di tutte le diocesi e vengono aggiornati periodicamente per tener conto delle variazioni territoriali diocesane.
La CEI detiene tutti i diritti su questo lavoro ed i nuovi confini prodotti vanno a sostituire il precedente Atlante del 2000, rappresentandone una notevole evoluzione sia come precisione che come utilizzabilità e dinamica nel tempo.
Per poter alimentare questo sistema, già da tempo è stata inserita all’interno dei software di catalogazione e gestione dei beni immobili la possibilità di indicare anche le posizioni esatte degli stessi mediante strumenti cartografici. Analogamente sono stati avviati dei progetti per il tracciamento dei confini parrocchiali, su base statistico-territoriale, fondamentali in diversi ambiti.
Sono state già realizzate diverse applicazioni gestionali e di supporto; fra queste citiamo il cruscotto diocesano che si pone l’obiettivo di raccogliere su un unico strumento dati e informazioni provenienti da vari uffici e ambiti della diocesi, integrandoli con informazioni provenienti da banche dati esterne (ISTAT, ISPRA, INGV, Cerved, etc.) e permette al suo interno di poter consultare degli approfondimenti tematici (ad oggi sei in tutto).
Il tematismo “parrocchie e parroci”, ad esempio, mostra su mappa il territorio della diocesi con la suddivisione parrocchiale: ogni area parrocchiale è colorata diversamente rispetto al peso pastorale ovvero al rapporto fra i sacerdoti presenti nella parrocchia e gli abitanti dell’area; inoltre di ogni parrocchia sono disponibili informazioni sul numero di abitanti, dati istituzionali dell’ente, il Parroco, etc. Un altro approfondimento riguarda l’Andamento delle firme per l’8x1000 alla Chiesa Cattolica, analizzate per comune e con il confronto con l’anno precedente; un altro tematismo riguarda invece gli Edifici di culto che sono stati oggetto di restauro e gli Istituti Culturali (Archivi, Biblioteche e Musei) che hanno realizzato iniziative sul territorio per le proprie comunità.
Una applicazione specialistica è stata realizzata sulle Chiese e gli Istituti culturali colpiti dal sisma del 2016 che ha colpito il Centro Italia. Agli edifici georeferenziati su mappa sono stati associati una serie di metadati identificativi e ad essi sono state integrate le informazioni relative prima alla loro messa in sicurezza e successivamente alla loro ricostruzione, per quegli edifici danneggiati più o meno gravemente dal sisma.
Gli esempi citati sono solo un sottoinsieme di quanto ad oggi è stato realizzato, ma danno già un’idea di come queste tecnologie siano agevolmente applicabili in moltissimi contesti e di come riescano grazie alla loro flessibilità a combinare fonti dati profondamente diverse fra loro fornendo una fotografia efficace ed intuitiva dei contesti e dei fenomeni da monitorare, analizzare, valutare e poter prendere più consapevolmente decisioni.