SERVIZIO INFORMATICO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

La Diocesi apre le porte al mondo: “Insieme possiamo fare molto”

Massa Carrara-Pontremoli. Sito e logo nuovi per costruire una comunicazione capace di raccontare anche la vita del territorio
21 Settembre 2026

Non è soltanto un nuovo logo. E non è soltanto un nuovo sito. Dietro la nuova immagine della Diocesi di Massa Carrara-Pontremoli c’è un progetto più ambizioso: mettere in rete giornale, web, social, radio e televisione e costruire una comunicazione capace di raccontare non solo la vita della Chiesa, ma anche quella del territorio. Il primo passo, ufficiale, sarà venerdì 25 settembre, alle 12, nella sala della Resistenza di Palazzo Ducale, con la presentazione del nuovo logo e del nuovo sito della Diocesi. Accanto al vescovo e all’Ufficio per le comunicazioni sociali ci sarà Giovanni Silvestri, responsabile nazionale del Sicei, il Servizio informatico della Conferenza episcopale italiana. Una presenza che sottolinea il legame tra il progetto locale e la più ampia rete della comunicazione della Chiesa italiana.

A coordinare il percorso è don Alessandro Biancalani, direttore dell’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali. La sua idea è chiara: la comunicazione deve raccontare ciò che è reale, non costruire una realtà da mostrare. Il nuovo logo, infatti, non viene pensato come un semplice restyling, ma come un "atto di identità". Un segno comune che sarà adottato anche dai diversi uffici diocesani, dalla Caritas alla catechesi, dalla pastorale alla cultura, dalla famiglia ai giovani. Identità differenti, ma dentro una stessa cornice. Lo stesso principio accompagnerà il nuovo sito, più istituzionale ma pensato anche come una "porta aperta sul mondo". Un punto di riferimento per informazioni, attività e appuntamenti, ma anche uno strumento per rendere più visibile una realtà già articolata: il settimanale diocesano Vita Apuana, inserito nel network Toscana Oggi, il sito, YouTube, Facebook e le chat WhatsApp che collegano le parrocchie con il centro diocesano.
Il progetto, però, va oltre la facciata. La Diocesi sta riorganizzando anche la propria struttura digitale, con strumenti come WebSiDi per l’anagrafica e Unio per la gestione delle parrocchie. Gli orari delle messe saranno inoltre inseriti nell’applicazione nazionale della Cei, con la geolocalizzazione che consentirà di individuare facilmente chiese e celebrazioni sul territorio. La vera sfida è però fare sistema. Per questo sono in corso collaborazioni con Radio A, storica emittente della Lunigiana, e Tele San Domenico, canale 85 del digitale terrestre. L’obiettivo è creare una struttura produttiva capace di realizzare approfondimenti, servizi, programmi radiofonici, podcast e video, facendo viaggiare i contenuti da un mezzo all’altro.

"Da soli si può fare poco, insieme si può fare moltissimo", è la filosofia del progetto. E qui arriva la novità più significativa: la Diocesi vuole occuparsi anche di ciò che accade fuori dalle chiese. Il territorio, il lavoro, l’economia, il marmo, la portualità, l’ambiente, le questioni sociali e amministrative. Anche temi destinati a far discutere, come il progetto del Cpr ad Aulla, possono diventare materia di approfondimento. L’idea è trasformare la comunicazione in uno spazio di confronto sul bene comune, mantenendo la necessaria autonomia del lavoro giornalistico.

Dietro il progetto c’è già una squadra di circa 16 persone, tra il direttore, i due vice direttori Simone Giovannella e Davide Sinelli, giornalisti e collaboratori. Il percorso prevede inoltre il progressivo ripensamento dei siti delle parrocchie e delle unità pastorali, che saranno messi in rete attraverso nuove piattaforme. È un progetto destinato a svilupparsi nell’arco di due o tre anni. Ma il cambio di passo è già iniziato. "Perché oggi, sottolinea don Biancalani, non basta fare le cose: bisogna anche saperle raccontare". E così, dietro un nuovo logo e un nuovo sito, la Diocesi prova a costruire qualcosa di più grande: una rete capace di stare dentro la realtà, ascoltarla e raccontarla. Non una vetrina, ma una finestra aperta sulla provincia.

Fonte: La Nazione, articolo di Michele Scuto (Leggi online)